Si chiese perché non fosse capace di lasciare tutto in disordine, di dare spazio alla rabbia che gli inondava il cervello, di bestemmiare e spaccare oggetti. Perché preferiva che ogni cosa sembrasse al suo posto anche quando non lo era.
La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano (via libri-cinema)
Il teatro è un tempio, un tempio dove non entra mai il sole. Si lavora sempre con poca luce, nel silenzio più assoluto; il testo va rispettato nelle sue virgole, va approfondito, perché tutto è nella parola.
― Marcello Mastroianni (via doppisensi)
Ciò che vedo è il mio riflesso, su uno specchio troppo stanco di morirmi sempre addosso.
― Quel matto son io. (via come-fossi-acqua-dentro-acqua)
Pensò che quel corpo era soltanto suo, che se le andava poteva pure distruggerlo, devastarlo con segni indelebili o lasciarlo rinsecchire, come un fiore strappato per capriccio da una bambina e poi lasciato appassire a terra.
La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano. (via tempestesenzatuoni)
Non c’è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall’immaginazione, prolungato in centinaia di echi.
― L’insostenibile leggerezza dell’essere;Milan Kundera (via donnaocchicielo)
Non esiste altra cosa
più squallida
di questa monotonia

da Paesaggio, G. Ungaretti 

Valloncello dell’Albero isolato, 22 Agosto 1916

(via puntodinonritorno)

Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
― Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere. (via seguardiabbiamolestessemolecole)